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Ma a cosa servono gli occhiali con l'intelligenza artificiale?

Fotocamera, altoparlanti e un assistente che risponde a voce. Cosa fanno davvero questi occhiali, cosa non fanno, e le due domande da farsi prima di spendere.

Andrea Bissi · · 7 min di lettura

Ma a cosa serve?
Livello
principiante
Tempo
12 minuti
Cosa serve
Niente

Sembrano occhiali da sole normali, di una marca che conosci. Dentro la montatura però ci sono una fotocamera, dei microfoni, due altoparlanti nascosti nelle aste e un assistente con l’intelligenza artificiale a cui parli ad alta voce. Partono da qualche centinaio di euro, come un telefono di fascia media, e in Italia si comprano in negozio.

Che siano tecnologia interessante non lo discuto. Resta da capire se a una persona normale servano.

In parole povere

Occhiali smart (in inglese smart glasses): occhiali con dentro elettronica, di solito fotocamera, microfoni e altoparlanti. Assistente AI: il programma a cui parli e che risponde a voce, come quello del telefono ma più capace. Audio a orecchio aperto (in inglese open-ear): altoparlanti che suonano vicino all'orecchio senza tapparlo, così continui a sentire il mondo intorno. Display (in italiano "schermo"): qui non è uno schermo pieno davanti agli occhi, ma un pannellino che appare in un angolo della vista.

Due categorie diverse, e conviene non confonderle

Nei negozi italiani oggi trovi quasi solo la prima categoria, quella degli occhiali senza schermo. Hanno fotocamera, altoparlanti e assistente vocale. Non vedi niente, senti. Sono i Ray-Ban e gli Oakley fatti insieme a Meta, e partono da qualche centinaio di euro.

La seconda categoria ha un pannellino luminoso dentro la lente, che mostra messaggi e indicazioni. È quella di cui parlano i giornali, ed è anche quella che in Italia non si compra. Il modello più chiacchierato è in vendita solo negli Stati Uniti, e l’arrivo in Europa, annunciato per l’inizio del 2026, è stato rinviato dal produttore senza una nuova data. Se hai letto un articolo entusiasta su occhiali che ti mostrano le indicazioni stradali davanti agli occhi, quasi certamente parlava di un prodotto che qui non puoi ancora avere.

Il resto di questo articolo riguarda quindi soprattutto la prima categoria, che è quella che potresti davvero comprare.

Cosa fanno davvero

Fotografano e filmano senza che tu tiri fuori il telefono. Tocchi un tasto sull’asta, o lo chiedi a voce, e la foto è fatta. Questa è la funzione che le persone usano di più, e dice bene a chi servono: a chi ha le mani occupate. Chi cucina, chi va in bicicletta, chi ha un bambino in braccio, chi lavora con gli attrezzi in mano. La qualità delle immagini è inferiore a quella di un buon telefono, ma il telefono in quei momenti è in tasca.

Suonano musica e gestiscono le chiamate senza tapparti le orecchie. Chi cammina in città, o corre, apprezza molto il fatto di sentire ancora il traffico.

Rispondono a domande su quello che stai guardando. Chiedi “che cos’è questo monumento”, “leggimi cosa c’è scritto su questa etichetta”, “questi due colori stanno bene insieme”, e l’assistente risponde a voce. È la parte che fa impressione nelle dimostrazioni. Nell’uso quotidiano serve a sprazzi, e il motivo va detto: le risposte sono a volte esatte e a volte sbagliate con la stessa sicurezza, e non hai modo di accorgertene sul momento.

Traducono una conversazione dal vivo, ma solo tra poche lingue, che vanno scaricate prima. Se speravi nel traduttore universale da film, siamo lontani.

Dove servono davvero, e a chi

Il caso più solido è chi ha le mani occupate e vuole documentare: un artigiano che riprende un lavoro, chi va in moto o in bici, un genitore che non vuole passare la giornata dietro uno schermo. Il secondo è chi vuole musica e telefonate a orecchie libere, e comprerebbe comunque degli occhiali di quella marca.

Il caso più debole è la curiosità per l’assistente. Secondo me, se li compri per l’AI, dopo tre settimane li userai per la musica.

C’è poi un uso che merita una riga a parte e che si racconta poco. Per chi vede molto poco, la capacità di farsi descrivere a voce quello che si ha davanti e di farsi leggere un’etichetta è una cosa seria, non un giocattolo. Chi è in questa situazione dovrebbe però provarli prima di comprarli, perché la resa cambia molto con la luce e con il tipo di testo.

Tranquillo:

Non "vedi internet" dentro gli occhi e non c'è niente che ti si sovrapponga alla vista, con i modelli in vendita in Italia. Sono occhiali normali che sentono e parlano. Se ti preoccupava l'idea di avere immagini proiettate negli occhi tutto il giorno, non è quello che succede.

Le due cose che gli entusiasti non ti dicono

La prima è la batteria. I dati dichiarati parlano di diverse ore, e sono veri se li usi come occhiali con un po’ di musica. Se invece fai quello che ti viene voglia di fare le prime settimane, cioè filmare e chiedere continuamente cose all’assistente, l’autonomia crolla, e chi li ha usati così racconta autonomie molto più corte, nell’ordine di un’ora o due. Prima di fidarti del dato sulla scatola, cerca una prova recente del modello preciso che stai guardando. La custodia ricarica più volte, ma va ricaricata anche lei.

La seconda è che la fotocamera punta verso gli altri. È il punto più delicato di tutta la faccenda, e merita il paragrafo che segue.

La questione della telecamera in faccia agli altri

Sulla montatura c’è una lucina che si accende quando registri. Serve ad avvisare chi hai davanti. Il problema, sollevato dalle autorità europee per la protezione dei dati che hanno esaminato questi prodotti, è che quella lucina è poco visibile all’aperto e in piena luce, cioè proprio dove si usano degli occhiali da sole.

E c’è una conseguenza che chi compra questi occhiali spesso non ha in mente: quando riprendi altre persone, la responsabilità davanti alla legge è tua. Le regole europee sulla protezione dei dati lasciano fuori quello che resta davvero nella tua vita privata, ma quell’esenzione cade quando riprendi estranei in luogo pubblico e soprattutto quando pubblichi quelle immagini. Filmare la festa a casa tua e filmare la fila alle poste sono due cose diverse agli occhi della legge.

Nessuno ti multa perché indossi degli occhiali. Però poche abitudini evitano quasi tutti i problemi: dire ad alta voce che stai riprendendo quando ci sono altri nell’inquadratura, non filmare dove le persone si aspettano di non essere riprese (spogliatoi, ambulatori, scuole, mezzi affollati), e non pubblicare volti riconoscibili di estranei senza che siano d’accordo.

Cosa esce dai tuoi occhiali

Per funzionare, l’assistente manda quello che gli chiedi ai server del produttore, quindi serve una connessione e serve un account. Foto e video restano sul telefono finché non li condividi. Ma quando fai una domanda sull’immagine, quell’immagine viene inviata e conservata, e in genere viene usata anche per migliorare i sistemi. Lo stesso vale per le registrazioni della voce.

Le opzioni per limitare questa conservazione esistono, ma cambiano da paese a paese e nel tempo: guardale nelle impostazioni dell’app il giorno in cui accendi gli occhiali, non sulla scatola. E poi una regola pratica che vale sempre, non chiedere all’assistente di leggere documenti personali, referti, buste paga, carte d’identità.

Il verdetto

Se compreresti comunque un paio di occhiali di quella marca e ti piace l'idea di fotografare e ascoltare musica senza tirare fuori il telefono, sono un bell'oggetto e li userai. Se invece li stai valutando per l'intelligenza artificiale, aspetta. Oggi l'assistente è la parte meno matura del prodotto, e quella che promette di più è su modelli che in Italia non si comprano ancora. Guarda cosa fanno adesso, in negozio, e decidi su quello.

Una cosa da provare prima

Se puoi, mettili in testa in negozio per qualche minuto. Pesano più degli occhiali normali e non tutti li trovano comodi dopo qualche ora. Chi porta gli occhiali da vista può farli montare con lenti graduate, ma il costo delle lenti si aggiunge a quello della montatura e va fatto quantificare dall’ottico, perché dipende dalla gradazione e dal tipo di lente.

Se l’idea di un’AI che risponde a voce ti interessa più dell’oggetto, prima di spendere prova quella che hai già in tasca: ne parlo in cosa cambia tra ChatGPT, Gemini e Copilot.

Fonti

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