Ho fatto il test di velocità: cosa vuol dire quel numero?
Perché un file da 1 GB non arriva in dieci secondi, perché due test di fila danno risultati diversi, e quando quel numero vale davvero qualcosa davanti all'operatore.
- Livello
- intermedio
- Tempo
- 15 minuti
- Cosa serve
- Il risultato di un test di velocità e il contratto della tua linea
Hai fatto il test, è uscito 87. Ottantasette cosa, e rispetto a cosa? E se il contratto dice 200, hai diritto a lamentarti oppure no?
Questo articolo risponde a queste due domande, e la seconda ha una risposta italiana molto precisa che quasi nessuno racconta per intero, perché la gran parte di quello che si legge in rete cita una norma che è stata abrogata.
bit e byte: il byte sono otto bit. Le velocità si misurano in bit al secondo, i file in byte. Mbit/s: megabit al secondo, l'unità delle offerte. MB/s: megabyte al secondo, l'unità che mostra il browser mentre scarichi. Latenza o ritardo: il tempo di andata e ritorno di un pacchetto. Banda minima garantita: il valore che l'operatore si impegna per contratto a rispettare, e sotto il quale puoi reclamare.
Il fattore otto, e il file che non arriva mai
Prima di tutto l’unità, perché da sola spiega il novanta per cento della delusione.
Un byte sono otto bit. Le offerte e i test parlano di megabit al secondo. Il tuo browser, mentre scarica, parla di megabyte al secondo. Tra le due cifre c’è un fattore otto, e il risultato è che una linea da 100 Mbit/s scarica, nel caso ideale, circa 12 megabyte al secondo.
Facciamo il conto che serve. Un file da 1 GB su una linea da 100 Mbit/s: un gigabyte sono otto miliardi di bit, cento megabit al secondo sono cento milioni di bit al secondo, quindi ottanta secondi. Non dieci. Per scaricare un gigabyte in dieci secondi servirebbero 800 Mbit/s.
E ottanta secondi è il caso perfetto, che non esiste: ci sono le intestazioni dei protocolli, i tempi di avvio, il server dall’altra parte che ha i suoi limiti. Qualche punto percentuale in più, non di più, ma va sommato.
C’è anche una seconda confusione, più sottile, sui prefissi: quando Windows scrive che un file è da 1 GB, spesso intende 1.073.741.824 byte, che tecnicamente si chiama gibibyte. La norma internazionale raccomanda i prefissi binari proprio per togliere l’ambiguità, e distingue megabyte da mebibyte. Nessuno lo fa, e il risultato è un paio di punti percentuali di discrepanza che nessuno sa spiegare.
Perché due test di fila danno numeri diversi
Non è che uno dei due menta. Misurano cose diverse, e conviene sapere quali.
Quanti flussi usano. Alcuni test aprono una sola connessione, altri ne aprono molte in parallelo e le regolano per saturare la linea. Non è un dettaglio: con un flusso solo, se c’è perdita di pacchetti lungo il percorso il risultato crolla, ed è proprio per questo che quel tipo di misura serve a confermare un problema. Con molti flussi, quando uno rallenta gli altri compensano, e il problema resta nascosto. Measurement Lab, che gestisce uno dei test a flusso singolo più usati, lo spiega esattamente così.
Dove sta il server. Measurement Lab mette i propri server nei punti di interconnessione, fuori dalle reti degli operatori, e osserva che i test ospitati dentro o ai margini della rete dell’operatore tendono a dare valori più alti. Vale la pena saperlo anche quando si usa lo speed test di AGCOM, che dichiara di misurare verso un server posizionato ai bordi della rete del tuo operatore: misura molto bene il tratto fino a lì, e non misura quello che c’è dopo.
Quanto dura e quanto trasferisce. Cloudflare scrive una cosa che vale per tutti i test: i trasferimenti sotto i 10 MB non riescono a usare tutta la banda disponibile. Un test troppo breve sottostima, e più la linea è veloce più il problema si aggrava.
Che cosa c’è in mezzo. Qui ci sono due ammissioni che apprezzo molto, entrambe di chi quei test li fa. Cloudflare dichiara che il proprio test gira nel browser, quindi le misure includono i colli di bottiglia locali, cioè il browser stesso e il Wi-Fi. Ookla dichiara che il risultato riflette sia la rete sia le capacità del dispositivo, e aggiunge una cosa ancora più netta: i test fatti da browser mobile vengono esclusi dalle proprie statistiche, perché non considerati abbastanza affidabili alle alte velocità.
Tradotto: il numero che leggi non è la velocità della tua linea. È la velocità che il tuo dispositivo, sulla tua rete di casa, verso quel server, in quel momento, è riuscito a ottenere.
La misura certificata italiana funziona così: 96 misurazioni, quattro ogni ora per ventiquattro ore, da completare in una finestra massima di tre giorni. Ogni misurazione dura dodici secondi, di cui i primi due servono solo a prendere velocità e i dieci successivi sono quelli osservati. Ogni misura di ritardo è la media di dieci tentativi. Il computer deve essere collegato al modem con il cavo, il Wi-Fi tra computer e modem deve essere spento, gli altri computer e gli apparati di televisione e telefonia su internet vanno spenti, e l'uso di programmi va limitato. Lo strumento deve rispettare un'accuratezza minima dichiarata nel regolamento, e i server di misura stanno nei punti di interscambio neutrali di Roma, Milano e Torino. Confronta tutto questo con dieci secondi dal telefono, in salotto, mentre il resto della casa guarda la televisione. Entrambe le misure sono vere: rispondono a due domande diverse.
Quando quel numero vale davanti all’operatore
Qui comincia la parte che serve conoscere, perché è fatta di diritti concreti e di scadenze.
La norma di riferimento in Italia è la delibera AGCOM 156/23/CONS del 27 giugno 2023, che ha sostituito la vecchia 244/08/CSP. Lo scrivo perché è il motivo per cui buona parte di quello che si trova in rete è obsoleto: cita una delibera del 2008 che è stata abrogata.
Il contratto deve indicare, in download e in upload, quattro velocità: minima, normalmente disponibile, massima e pubblicizzata. E l’operatore, dice il regolamento, si impegna contrattualmente con l’utente a rispettare quei valori, che riguardano anche il ritardo e la perdita di pacchetti. È da lì che nasce la possibilità di contestare. Lo stesso obbligo viene dal regolamento europeo sull’accesso a un’internet aperta, che all’articolo 4 impone di indicare quelle quattro velocità e, al paragrafo 4, stabilisce che una discrepanza significativa, continuativa o regolarmente ricorrente, accertata con un meccanismo di monitoraggio certificato dall’autorità nazionale, vale come non conformità e fa scattare i rimedi previsti dal diritto nazionale.
Le definizioni sono tecniche e le do in parole semplici, perché cambiano tutto:
- la velocità minima è il valore superato dal 95% delle misure. Bastano cinque misurazioni su novantasei sotto la soglia contrattuale perché risulti violata;
- la normalmente disponibile è il valore superato dal 75% delle misure, e servono venticinque misurazioni su novantasei sotto soglia, cioè oltre sei ore di giornata;
- la massima è il valore più alto di tutte le misure, quindi risulta violata solo se nessuna misurazione della giornata raggiunge la soglia dichiarata.
I valori della tua offerta non devi indovinarli: ogni operatore deve pubblicare una pagina di trasparenza tecnica raggiungibile con un solo pulsante dalla propria home page. È lì che stanno i numeri che contano.
La procedura, con tutte le scadenze
Il software si chiama Ne.Me.Sys, è gratuito, lo gestisce la Fondazione Ugo Bordoni per conto di AGCOM, ed è l’unico che produce un certificato con valore probatorio. Lo speed test online, dello stesso progetto, dichiara apertamente di essere una misura puntuale non valida ai fini del reclamo, e la stessa cosa è scritta nel regolamento.
- Recupera i numeri del tuo contratto dalla pagina di trasparenza tecnica del tuo operatore: ti servono le velocità minime in download e in upload, e il ritardo massimo.
- Fai la misura con il cavo, Wi-Fi spento, lasciando il computer acceso per ventiquattro ore e usandolo il meno possibile. Senza queste condizioni stai misurando casa tua, non la linea.
- Se il certificato segnala una violazione, invialo entro 30 giorni dalla data che riporta. L'invio vale come reclamo circostanziato: non è una lamentela, è un atto.
- L'operatore ha 30 giorni dalla ricezione per riportare i valori nei limiti.
- Se non succede, serve una seconda misura, non prima di trenta giorni dalla prima. Solo con il secondo certificato si arriva al recesso.
- A quel punto puoi recedere senza costi, con raccomandata o PEC, oppure passare gratuitamente a un'offerta di prezzo inferiore con la stessa tecnologia, se è a listino. Il recesso riguarda il servizio di accesso a internet, e decorre trenta giorni dopo la ricezione della comunicazione.
Una precisazione su quale violazione dà diritto a cosa, perché non sono tutte uguali. Se è la banda minima in download o in upload a essere sotto soglia, oppure il ritardo massimo o la perdita di pacchetti sopra soglia, il certificato vale per reclamo, recesso e indennizzo. Se invece a essere violata è la banda normalmente disponibile o quella massima, vale solo ai fini dell’indennizzo.
E se la cosa non si risolve, prima di andare da un giudice c’è un passaggio obbligatorio: il tentativo di conciliazione davanti al Co.re.com, che si fa online sulla piattaforma ConciliaWeb accedendo con SPID. È obbligatorio nel senso tecnico del termine, cioè senza di esso il ricorso in tribunale è improcedibile, e la condizione si considera soddisfatta trascorsi trenta giorni dal deposito dell’istanza. Sulla gratuità della procedura ho letto il regolamento e non ho trovato una frase che la dichiari in modo esplicito: viene data per scontata ovunque, ma preferisco dire che non l’ho verificata.
Per il telefono cellulare tutto questo non esiste. La disciplina del mobile, aggiornata nel 2023, impone trasparenza su copertura e velocità stimate per tecnologia, ma non prevede una misura individuale certificata con valore probatorio. La pagina ufficiale lo dice indirettamente, con una formula che non lascia dubbi: se sei un utente di rete fissa, puoi usare Ne.Me.Sys. Per il mobile esistono campagne di misura sul territorio, i cui risultati sono aggregati e comparativi, non tuoi.
Nel 2024 sono stati rilasciati 391 certificati Ne.Me.Sys, e il 74% di quelli attestava una violazione contrattuale. Sembra un dato devastante sulle linee italiane, e invece dice un'altra cosa: a fare ventiquattro ore di misura con il cavo sono soltanto le persone che hanno già un problema. È un campione che si sceglie da solo, quindi quel 74% non è la percentuale di linee italiane fuori norma. Quello che dice davvero è che chi arriva in fondo alla procedura, di solito, aveva ragione. E un altro numero, nella stessa relazione, fa riflettere: i certificati erano 2.457 nel 2021 e sono scesi a 391 nel 2024. Non so se siano migliorate le linee o se abbiano rinunciato in più persone.
Cosa farci, in pratica
Il test rapido dal browser e la misura certificata non sono in competizione: servono a due momenti diversi.
Il test rapido serve a capire se c’è un problema, a confrontare una stanza con un’altra, a vedere se qualcosa è cambiato da ieri. Per questo ho messo Com’è la mia connessione? su questo sito, ed è onesto dire che è esattamente uno di quei test senza valore probatorio: gira nel browser, quindi misura anche il browser e il Wi-Fi, si ferma a ventiquattro megabyte per non consumare banda inutilmente, e sopra i 300 o 400 Mbit/s sottostima. Serve a darti un numero di partenza e a dirti cosa significa, non a farti causa.
La misura certificata serve quando il numero di partenza, ripetuto nelle condizioni giuste, resta molto sotto quello che hai firmato. A quel punto si passa al cavo, alle ventiquattro ore e alla procedura.
Quel numero sul display dice quanto è arrivato a questo dispositivo in questo momento, e non quanto vale la tua linea: ricordati il fattore otto quando lo confronti con la velocità di scaricamento di un file, e non stupirti se due test di fila danno risultati diversi, perché misurano con metodi diversi verso server diversi. Se il sospetto è serio, i passi sono tre: apri la pagina di trasparenza tecnica del tuo operatore e scopri la tua banda minima garantita, che è quasi sempre molto più bassa di quella pubblicizzata; ripeti la misura con il cavo e il Wi-Fi spento; e se resta sotto, fai la misura certificata, perché è l'unica che l'operatore è obbligato a prendere sul serio. Tutto il resto, incluso il mio strumento, serve a decidere se vale la pena arrivare fin lì.
Per capire cosa c’è sotto
Se la velocità è buona ma qualcosa non va lo stesso, le due cause più frequenti le ho spiegate a parte: le videochiamate che si bloccano stanno in La videochiamata si blocca, ma il test dice che la linea è veloce, e il segnale che non arriva in tutte le stanze in Il Wi-Fi prende in salotto e in camera no. Se invece il problema è generale e non sai da dove cominciare, i controlli in ordine sono in Il Wi-Fi va piano: sei controlli da fare prima di chiamare l’assistenza.
Fonti
- IEC Electropedia, definizione di bit (IEV 171-02-11)
- IEC Electropedia, definizione di byte (IEV 171-02-13)
- AGCOM, delibera 156/23/CONS del 27 giugno 2023 su qualità e carte dei servizi da postazione fissa
- AGCOM, allegato A alla delibera 156/23/CONS, il regolamento
- AGCOM, linee guida attuative (determina 11/24/DTC)
- MisuraInternet, la misura certificata con Ne.Me.Sys
- MisuraInternet, come presentare il reclamo
- MisuraInternet, lo speed test online
- AGCOM, relazione annuale sull'attuazione dell'open internet 2025
- Regolamento (UE) 2015/2120 sull'accesso a un'internet aperta
- AGCOM, regolamento sulle controversie tra utenti e operatori (delibera 203/18/CONS)
- Measurement Lab, How fast is my Internet? Speed Tests, Accuracy, NDT and M-Lab (26 marzo 2019)
- Ookla, How Ookla ensures accurate, reliable data (1 maggio 2020), ripubblicato sul sito GSMA
- Cloudflare, How does Cloudflare's Speed Test really work? (27 ottobre 2025)