La videochiamata si blocca, ma il test dice che la linea è veloce. Perché?
Perché il test misura la velocità di discesa e la riunione consuma salita, e perché il numero che spiega davvero il problema non lo misura quasi nessuno.
- Livello
- base
- Tempo
- 15 minuti
- Cosa serve
- Il computer o il telefono con cui fai le riunioni
Sei in riunione. La tua voce arriva a scatti, l’immagine si ferma, qualcuno scrive in chat “non si capisce niente”. Allora apri un test di velocità, e il test dice 200 Mbit/s. Tu guardi quel numero e pensi che il problema sia dell’altro, o del programma, o della sfortuna.
Il numero non ti sta mentendo. Ti sta rispondendo a una domanda diversa da quella che hai.
Qui dentro ci sono due spiegazioni, e la seconda è quella che non si legge quasi mai.
Download: i dati che scendono verso di te. Upload: i dati che salgono da te verso gli altri. La tua voce e la tua immagine, in una riunione, sono upload. Latenza o tempo di risposta: quanto ci mette un pacchetto di dati ad andare e tornare. Jitter: quanto quel tempo varia da un pacchetto al successivo. Bufferbloat: il nome del problema che succede quando le code dentro i dispositivi di rete sono troppo grandi, e la latenza esplode appena la connessione si riempie.
Prima spiegazione: tu guardi il numero sbagliato
Una videochiamata è l’unica cosa che fai su internet in cui mandi tanto quanto ricevi. Guardare un film è quasi tutto in discesa. Una riunione è anche in salita, continuamente, per tutto il tempo in cui la tua telecamera è accesa.
I numeri che le piattaforme dichiarano lo dicono, basta leggere la colonna che nessuno legge.
Microsoft, per una riunione Teams nel profilo che chiama raccomandato, indica 2.500 kbit/s in salita e 4.000 in discesa per ogni partecipante, e precisa che chi è collegato dal computer e dal telefono insieme conta come due. Zoom, per il video di gruppo, dichiara una cosa che vale la pena guardare due volte: in alta definizione a 720p chiede 2,6 Mbit/s in salita e 1,8 in discesa. Salita maggiore della discesa, scritto nella loro tabella. Google Meet, per una riunione di gruppo, parla di 250 kbit/s e oltre in salita a seconda della risoluzione che mandi, e fino a 4 Mbit/s in discesa.
WhatsApp non pubblica niente. L’ho cercato, e sulla pagina delle chiamate ci sono solo i limiti di partecipanti.
Ora prendi la tua linea. A marzo 2026, secondo l’osservatorio di AGCOM, il 39,7% delle linee fisse italiane è ancora FTTC, cioè fibra fino all’armadio e rame fino a casa: è la tecnologia più diffusa, davanti alla FTTH che sta al 36,1%. Su una FTTC, TIM dichiara 200 Mbit/s in discesa e 20 in salita. Il rapporto è dieci a uno. Il minimo che il contratto garantisce è molto più basso ancora, in discesa e soprattutto in salita: il valore della tua offerta sta sulla pagina di trasparenza tecnica del tuo operatore, e conviene andarselo a leggere.
Venti megabit in salita bastano per una riunione, in teoria. Il punto è che ti bastano se sono tuoi.
Seconda spiegazione: la coda
Questa è la parte che spiega il novanta per cento dei casi veri, e ha un nome: bufferbloat.
Funziona così. Quando un programma manda dati, accelera finché non si accorge che il collegamento è pieno, e se ne accorge perché qualche pacchetto viene buttato via. È il segnale di stop. Ma i dispositivi di rete, negli ultimi vent’anni, si sono riempiti di memoria: invece di buttare via i pacchetti in eccesso li mettono in coda. Il segnale di stop non arriva, il programma continua ad accelerare, e la coda si allunga.
E in quella coda, dietro il tuo backup, c’è anche la tua voce.
Jim Gettys ha misurato la propria linea di casa durante un trasferimento di 20 GB, e nel 2011 lo ha pubblicato insieme a Kathleen Nichols. Il tempo di risposta a vuoto stava sotto i 10 millisecondi. Durante il trasferimento è passato oltre 1,2 secondi e ci è rimasto, con una perdita media di pacchetti del 33%. Dopo aver messo un freno alla velocità di invio, stesso trasferimento, lo stesso tempo di risposta era 18,7 millisecondi.
Mille e duecento millisecondi contro dieci: due ordini di grandezza di differenza. E mentre succede, il test di velocità continua a dire che la linea è veloce, perché la linea è veloce: è la coda a essere piena.
Confronta quei numeri con le soglie delle piattaforme. Microsoft classifica come scadente un flusso audio con tempo di risposta sopra 500 millisecondi, jitter sopra 30 o perdita sopra il 10%. Google dice che la qualità di Meet è migliore sotto i 100 millisecondi e si riduce a partire da 300. Con una coda piena sei fuori da tutte queste soglie insieme.
Una precisazione che Microsoft fa e che mi sembra giusto riportare: superare quelle soglie non vuol dire automaticamente che tu senta un problema, perché il programma è fatto per resistere a condizioni di rete cattive. Il degrado è probabile, non meccanico.
Il parametro che spiega il tuo problema si chiama latenza sotto carico, cioè quanto cresce il tempo di risposta mentre la connessione è occupata. Non compare in nessuna tabella di requisiti di nessuna delle piattaforme di videochiamata. Compare altrove: Microsoft, nel suo strumento di diagnosi per le aziende, misura la latenza durante uno scaricamento, la chiama esplicitamente latenza sotto carico, attribuisce l'aumento ai buffer degli apparati di rete di casa e segnala un allarme per qualunque aumento di 100 millisecondi o più. Apple ha messo una misura simile dentro macOS, si chiama responsiveness e si lancia dal Terminale con networkQuality: quando il risultato è basso, Apple descrive l'effetto con lo scenario esatto di questo articolo, cioè connessioni inaffidabili quando altri dispositivi stanno scaricando o caricando, per esempio durante una videochiamata. E poi c'è il buco italiano: Ne.Me.Sys, la misura certificata di AGCOM che ha valore nei reclami, certifica la velocità. La latenza sotto carico non risulta tra i parametri che misura e pubblica. Lo strumento con valore legale misura esattamente il numero che non spiega il problema.
Come capire se è questo
Qui devo essere onesto su cosa fa e cosa non fa lo strumento che ho messo su questo sito.
In Com’è la mia connessione? trovi il tempo di risposta e la stabilità, cioè quanto varia da una richiesta alla successiva. Sono due numeri utili e sono misurati a riposo, mentre non sta succedendo altro. Se già a riposo la stabilità è brutta, hai trovato il problema senza cercare oltre. Ma se a riposo è tutto a posto e la riunione va male lo stesso, quel test non te lo dice, perché misura nel momento sbagliato. Misurare sotto carico è la prossima cosa che voglio aggiungere.
Nel frattempo, la prova casalinga funziona uguale e non costa niente: fai partire la misura mentre qualcuno in casa sta caricando qualcosa di grosso, o mentre tu scarichi un file pesante. Se il tempo di risposta passa da qualche decina di millisecondi a qualche centinaio, hai visto il fenomeno con i tuoi occhi.
Se vuoi una misura fatta bene, esistono test pensati apposta. Cloudflare, nel suo test di velocità, misura il tempo di risposta a vuoto e sotto carico e li mette uno accanto all’altro: la loro indicazione pratica è che su una connessione via cavo una differenza che si avvicina ai 100 millisecondi o più punta verso il fornitore della linea. Esiste anche un test specifico gestito da Waveform, che però è un’azienda che vende apparati, e trovo giusto dirlo.
Cosa si può fare davvero
L’ordine conta, perché le prime due cose costano zero e risolvono la maggioranza dei casi.
- Metti in pausa quello che sta caricando. Il colpevole più frequente è la sincronizzazione del cloud, che lavora in salita proprio mentre tu sei in riunione. Su OneDrive si può fare meglio che metterla in pausa: nelle impostazioni avanzate c'è un limite alla velocità di caricamento con l'opzione di regolarlo automaticamente, che fa caricare i file solo con la banda che avanza. Microsoft dichiara che serve proprio a non disturbare gli altri programmi. Le impostazioni degli altri servizi cloud non le ho verificate, quindi guarda nel tuo.
- Abbassa quello che mandi, non quello che ricevi. In Google Meet, nelle impostazioni video, ci sono due voci separate: la risoluzione che invii e quella che ricevi. Abbassare la prima riduce l'upload, che è il collo di bottiglia. Su Zoom e su Teams, invece, le leve per limitare la banda esistono solo per gli amministratori di rete, e Zoom scrive esplicitamente che limitare la banda andrebbe fatto solo in circostanze molto specifiche. Per l'utente di casa, lì, non c'è un cursore.
- Prova via cavo, almeno una volta. Serve a sapere dove sta il problema, non a risolverlo. Se attaccato al router va bene e in Wi-Fi no, hai spostato il problema dalla linea alla rete di casa, e quello è un altro articolo.
- Guarda chi altro c'è sulla tua rete mentre sei in riunione: un televisore che aggiorna, una console che scarica un gioco, un telefono che fa il backup delle foto. Tutti usano la stessa coda.
- Se succede sempre e nient'altro spiega, il rimedio tecnico esiste e si chiama gestione intelligente delle code. Lo trovi nei router come SQM, e si appoggia ad algoritmi descritti in due documenti tecnici del 2018, RFC 8289 e RFC 8290, che sono classificati come sperimentali e non come standard.
Su quest’ultimo punto due avvertenze, una tecnica e una pratica.
La tecnica viene da chi quel problema lo studia da quindici anni, e smonta tre scorciatoie: passare a un profilo più veloce non serve, perché il problema è la coda e non la velocità; comprare un router costoso o con la scritta gaming non serve, perché molti produttori quel problema non lo affrontano; e ritoccare le impostazioni di priorità del router aiuta poco.
La pratica riguarda l’Italia. Ho cercato se i router che gli operatori italiani danno in comodato offrano una gestione delle code di questo tipo, e non ho trovato nessuna documentazione ufficiale, né in un senso né nell’altro. Quindi non ti dico di andare a cercare quella voce nel tuo router, perché non so se esiste. Chi vuole la soluzione completa, oggi, finisce per mettere un apparecchio in più tra il modem dell’operatore e la rete di casa, e non è una cosa da tutti.
Se la riunione va male e il test dice che la linea è veloce, smetti di guardare quel numero e guarda due cose. La prima: quanto hai in salita, non in discesa, e se in questo momento c'è qualcos'altro che la sta usando. La seconda: quanto cresce il tempo di risposta quando la connessione è occupata, che è il numero vero e quasi nessuno te lo mostra. La prova pratica, gratis e in due minuti: metti in pausa la sincronizzazione del cloud, spegni il video per un minuto e senti se cambia. Se cambia, hai trovato la causa, ed è la coda: i passi qui sopra sono quelli che la svuotano.
Per capire cosa c’è sotto
Il tempo di risposta e la stabilità li misuri con Com’è la mia connessione?, che da oggi misura anche l’upload, cioè il numero che in questo articolo conta davvero. Resta un limite dichiarato: misura a riposo e non sotto carico, quindi la latenza sotto carico, che è il cuore del problema, lì non si vede. Se invece il sospetto è che il problema sia il Wi-Fi e non la linea, i controlli in ordine stanno in Il Wi-Fi va piano: sei controlli da fare prima di chiamare l’assistenza.
Fonti
- Microsoft Learn, Prepare your organization's network for Microsoft Teams
- Microsoft Learn, Stream Classification in Call Quality Dashboard
- Microsoft Learn, Microsoft 365 network connectivity test tool (sezione Buffer bloat)
- Zoom Support, Zoom system requirements (KB0060748)
- Google Workspace, Prepare your network for Meet meetings and live streams
- Google Workspace, Troubleshoot Meet network, audio and video issues
- Gettys e Nichols, Bufferbloat: Dark Buffers in the Internet, ACM Queue (2011)
- Bufferbloat.net, Technical Introduction to Bufferbloat
- Bufferbloat.net, What can I do about Bufferbloat?
- RFC 8289, Controlled Delay Active Queue Management (gennaio 2018)
- RFC 8290, The Flow Queue CoDel Packet Scheduler and Active Queue Management Algorithm (gennaio 2018)
- Apple, Test Wi-Fi networks with Apple Network Responsiveness (18 marzo 2025)
- Cloudflare, How does Cloudflare's Speed Test really work? (27 ottobre 2025)
- AGCOM, Osservatorio sulle comunicazioni n. 2/2026 (dati a marzo 2026)
- MisuraInternet, il progetto e il software Ne.Me.Sys
- Microsoft, cambiare la velocità di caricamento o scaricamento di OneDrive