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La videochiamata si blocca, ma il test dice che la linea è veloce. Perché?

Perché il test misura la velocità di discesa e la riunione consuma salita, e perché il numero che spiega davvero il problema non lo misura quasi nessuno.

Andrea Bissi · · 9 min di lettura

Tech per Umani
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Il computer o il telefono con cui fai le riunioni

Sei in riunione. La tua voce arriva a scatti, l’immagine si ferma, qualcuno scrive in chat “non si capisce niente”. Allora apri un test di velocità, e il test dice 200 Mbit/s. Tu guardi quel numero e pensi che il problema sia dell’altro, o del programma, o della sfortuna.

Il numero non ti sta mentendo. Ti sta rispondendo a una domanda diversa da quella che hai.

Qui dentro ci sono due spiegazioni, e la seconda è quella che non si legge quasi mai.

In parole povere

Download: i dati che scendono verso di te. Upload: i dati che salgono da te verso gli altri. La tua voce e la tua immagine, in una riunione, sono upload. Latenza o tempo di risposta: quanto ci mette un pacchetto di dati ad andare e tornare. Jitter: quanto quel tempo varia da un pacchetto al successivo. Bufferbloat: il nome del problema che succede quando le code dentro i dispositivi di rete sono troppo grandi, e la latenza esplode appena la connessione si riempie.

Prima spiegazione: tu guardi il numero sbagliato

Una videochiamata è l’unica cosa che fai su internet in cui mandi tanto quanto ricevi. Guardare un film è quasi tutto in discesa. Una riunione è anche in salita, continuamente, per tutto il tempo in cui la tua telecamera è accesa.

I numeri che le piattaforme dichiarano lo dicono, basta leggere la colonna che nessuno legge.

Microsoft, per una riunione Teams nel profilo che chiama raccomandato, indica 2.500 kbit/s in salita e 4.000 in discesa per ogni partecipante, e precisa che chi è collegato dal computer e dal telefono insieme conta come due. Zoom, per il video di gruppo, dichiara una cosa che vale la pena guardare due volte: in alta definizione a 720p chiede 2,6 Mbit/s in salita e 1,8 in discesa. Salita maggiore della discesa, scritto nella loro tabella. Google Meet, per una riunione di gruppo, parla di 250 kbit/s e oltre in salita a seconda della risoluzione che mandi, e fino a 4 Mbit/s in discesa.

WhatsApp non pubblica niente. L’ho cercato, e sulla pagina delle chiamate ci sono solo i limiti di partecipanti.

Ora prendi la tua linea. A marzo 2026, secondo l’osservatorio di AGCOM, il 39,7% delle linee fisse italiane è ancora FTTC, cioè fibra fino all’armadio e rame fino a casa: è la tecnologia più diffusa, davanti alla FTTH che sta al 36,1%. Su una FTTC, TIM dichiara 200 Mbit/s in discesa e 20 in salita. Il rapporto è dieci a uno. Il minimo che il contratto garantisce è molto più basso ancora, in discesa e soprattutto in salita: il valore della tua offerta sta sulla pagina di trasparenza tecnica del tuo operatore, e conviene andarselo a leggere.

Venti megabit in salita bastano per una riunione, in teoria. Il punto è che ti bastano se sono tuoi.

Seconda spiegazione: la coda

Questa è la parte che spiega il novanta per cento dei casi veri, e ha un nome: bufferbloat.

Funziona così. Quando un programma manda dati, accelera finché non si accorge che il collegamento è pieno, e se ne accorge perché qualche pacchetto viene buttato via. È il segnale di stop. Ma i dispositivi di rete, negli ultimi vent’anni, si sono riempiti di memoria: invece di buttare via i pacchetti in eccesso li mettono in coda. Il segnale di stop non arriva, il programma continua ad accelerare, e la coda si allunga.

E in quella coda, dietro il tuo backup, c’è anche la tua voce.

Jim Gettys ha misurato la propria linea di casa durante un trasferimento di 20 GB, e nel 2011 lo ha pubblicato insieme a Kathleen Nichols. Il tempo di risposta a vuoto stava sotto i 10 millisecondi. Durante il trasferimento è passato oltre 1,2 secondi e ci è rimasto, con una perdita media di pacchetti del 33%. Dopo aver messo un freno alla velocità di invio, stesso trasferimento, lo stesso tempo di risposta era 18,7 millisecondi.

Mille e duecento millisecondi contro dieci: due ordini di grandezza di differenza. E mentre succede, il test di velocità continua a dire che la linea è veloce, perché la linea è veloce: è la coda a essere piena.

Confronta quei numeri con le soglie delle piattaforme. Microsoft classifica come scadente un flusso audio con tempo di risposta sopra 500 millisecondi, jitter sopra 30 o perdita sopra il 10%. Google dice che la qualità di Meet è migliore sotto i 100 millisecondi e si riduce a partire da 300. Con una coda piena sei fuori da tutte queste soglie insieme.

Una precisazione che Microsoft fa e che mi sembra giusto riportare: superare quelle soglie non vuol dire automaticamente che tu senta un problema, perché il programma è fatto per resistere a condizioni di rete cattive. Il degrado è probabile, non meccanico.

Chi misura questa cosa, e chi no

Il parametro che spiega il tuo problema si chiama latenza sotto carico, cioè quanto cresce il tempo di risposta mentre la connessione è occupata. Non compare in nessuna tabella di requisiti di nessuna delle piattaforme di videochiamata. Compare altrove: Microsoft, nel suo strumento di diagnosi per le aziende, misura la latenza durante uno scaricamento, la chiama esplicitamente latenza sotto carico, attribuisce l'aumento ai buffer degli apparati di rete di casa e segnala un allarme per qualunque aumento di 100 millisecondi o più. Apple ha messo una misura simile dentro macOS, si chiama responsiveness e si lancia dal Terminale con networkQuality: quando il risultato è basso, Apple descrive l'effetto con lo scenario esatto di questo articolo, cioè connessioni inaffidabili quando altri dispositivi stanno scaricando o caricando, per esempio durante una videochiamata. E poi c'è il buco italiano: Ne.Me.Sys, la misura certificata di AGCOM che ha valore nei reclami, certifica la velocità. La latenza sotto carico non risulta tra i parametri che misura e pubblica. Lo strumento con valore legale misura esattamente il numero che non spiega il problema.

Come capire se è questo

Qui devo essere onesto su cosa fa e cosa non fa lo strumento che ho messo su questo sito.

In Com’è la mia connessione? trovi il tempo di risposta e la stabilità, cioè quanto varia da una richiesta alla successiva. Sono due numeri utili e sono misurati a riposo, mentre non sta succedendo altro. Se già a riposo la stabilità è brutta, hai trovato il problema senza cercare oltre. Ma se a riposo è tutto a posto e la riunione va male lo stesso, quel test non te lo dice, perché misura nel momento sbagliato. Misurare sotto carico è la prossima cosa che voglio aggiungere.

Nel frattempo, la prova casalinga funziona uguale e non costa niente: fai partire la misura mentre qualcuno in casa sta caricando qualcosa di grosso, o mentre tu scarichi un file pesante. Se il tempo di risposta passa da qualche decina di millisecondi a qualche centinaio, hai visto il fenomeno con i tuoi occhi.

Se vuoi una misura fatta bene, esistono test pensati apposta. Cloudflare, nel suo test di velocità, misura il tempo di risposta a vuoto e sotto carico e li mette uno accanto all’altro: la loro indicazione pratica è che su una connessione via cavo una differenza che si avvicina ai 100 millisecondi o più punta verso il fornitore della linea. Esiste anche un test specifico gestito da Waveform, che però è un’azienda che vende apparati, e trovo giusto dirlo.

Cosa si può fare davvero

L’ordine conta, perché le prime due cose costano zero e risolvono la maggioranza dei casi.

  1. Metti in pausa quello che sta caricando. Il colpevole più frequente è la sincronizzazione del cloud, che lavora in salita proprio mentre tu sei in riunione. Su OneDrive si può fare meglio che metterla in pausa: nelle impostazioni avanzate c'è un limite alla velocità di caricamento con l'opzione di regolarlo automaticamente, che fa caricare i file solo con la banda che avanza. Microsoft dichiara che serve proprio a non disturbare gli altri programmi. Le impostazioni degli altri servizi cloud non le ho verificate, quindi guarda nel tuo.
  2. Abbassa quello che mandi, non quello che ricevi. In Google Meet, nelle impostazioni video, ci sono due voci separate: la risoluzione che invii e quella che ricevi. Abbassare la prima riduce l'upload, che è il collo di bottiglia. Su Zoom e su Teams, invece, le leve per limitare la banda esistono solo per gli amministratori di rete, e Zoom scrive esplicitamente che limitare la banda andrebbe fatto solo in circostanze molto specifiche. Per l'utente di casa, lì, non c'è un cursore.
  3. Prova via cavo, almeno una volta. Serve a sapere dove sta il problema, non a risolverlo. Se attaccato al router va bene e in Wi-Fi no, hai spostato il problema dalla linea alla rete di casa, e quello è un altro articolo.
  4. Guarda chi altro c'è sulla tua rete mentre sei in riunione: un televisore che aggiorna, una console che scarica un gioco, un telefono che fa il backup delle foto. Tutti usano la stessa coda.
  5. Se succede sempre e nient'altro spiega, il rimedio tecnico esiste e si chiama gestione intelligente delle code. Lo trovi nei router come SQM, e si appoggia ad algoritmi descritti in due documenti tecnici del 2018, RFC 8289 e RFC 8290, che sono classificati come sperimentali e non come standard.

Su quest’ultimo punto due avvertenze, una tecnica e una pratica.

La tecnica viene da chi quel problema lo studia da quindici anni, e smonta tre scorciatoie: passare a un profilo più veloce non serve, perché il problema è la coda e non la velocità; comprare un router costoso o con la scritta gaming non serve, perché molti produttori quel problema non lo affrontano; e ritoccare le impostazioni di priorità del router aiuta poco.

La pratica riguarda l’Italia. Ho cercato se i router che gli operatori italiani danno in comodato offrano una gestione delle code di questo tipo, e non ho trovato nessuna documentazione ufficiale, né in un senso né nell’altro. Quindi non ti dico di andare a cercare quella voce nel tuo router, perché non so se esiste. Chi vuole la soluzione completa, oggi, finisce per mettere un apparecchio in più tra il modem dell’operatore e la rete di casa, e non è una cosa da tutti.

Il verdetto

Se la riunione va male e il test dice che la linea è veloce, smetti di guardare quel numero e guarda due cose. La prima: quanto hai in salita, non in discesa, e se in questo momento c'è qualcos'altro che la sta usando. La seconda: quanto cresce il tempo di risposta quando la connessione è occupata, che è il numero vero e quasi nessuno te lo mostra. La prova pratica, gratis e in due minuti: metti in pausa la sincronizzazione del cloud, spegni il video per un minuto e senti se cambia. Se cambia, hai trovato la causa, ed è la coda: i passi qui sopra sono quelli che la svuotano.

Per capire cosa c’è sotto

Il tempo di risposta e la stabilità li misuri con Com’è la mia connessione?, che da oggi misura anche l’upload, cioè il numero che in questo articolo conta davvero. Resta un limite dichiarato: misura a riposo e non sotto carico, quindi la latenza sotto carico, che è il cuore del problema, lì non si vede. Se invece il sospetto è che il problema sia il Wi-Fi e non la linea, i controlli in ordine stanno in Il Wi-Fi va piano: sei controlli da fare prima di chiamare l’assistenza.

Fonti

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