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Il Wi-Fi prende in salotto e in camera no. Cosa posso fare?

Quanto costa davvero un muro, perché un ripetitore dimezza la banda, e perché comprare un router di nuova generazione non porta il segnale dove non arriva.

Andrea Bissi · · 12 min di lettura

Tech per Umani
Livello
base
Tempo
16 minuti
Cosa serve
Il telefono, e un giro per casa stanza per stanza

Il router sta in salotto, dove c’è la presa. In salotto va tutto bene. In camera il video si ferma, e nel bagno in fondo al corridoio il telefono dice che è connesso ma non carica niente.

La prima cosa da capire è che non stai combattendo contro il router. Stai combattendo contro i muri, e i muri hanno un prezzo che si può quasi calcolare.

In parole povere

dB (decibel): l'unità con cui si misura quanto un segnale si indebolisce. Non si somma come i soldi: ogni 3 dB persi il segnale si dimezza, ogni 10 dB diventa un decimo. Banda a 2,4 e 5 GHz: le due frequenze su cui lavora il Wi-Fi di casa, più i 6 GHz sui modelli recenti. Backhaul: il collegamento tra il router e il punto che estende la rete. Roaming: il passaggio del telefono da un punto all'altro della stessa rete.

Quanto costa un muro

L’ITU, che è l’organismo delle Nazioni Unite per le telecomunicazioni, pubblica le proprietà elettriche dei materiali da costruzione e le formule per ricavarne l’attenuazione. Non pubblica una tabella di decibel per muro, e quasi tutte le tabelle che si trovano in giro sono inventate o copiate da chissà dove. Quelli che seguono li ho calcolati io dai coefficienti della raccomandazione P.2040, e li do con questa avvertenza: sono l’assorbimento dentro il materiale, non includono quello che si perde rimbalzando sulle due facce del muro, quindi nella realtà si perde di più.

Attraversando uno spessore tipico, a 2,4 GHz e a 5 GHz:

Ostacolo 2,4 GHz 5 GHz
Muro in mattoni, 20 cm circa 4,5 dB circa 5,1 dB
Muro in calcestruzzo, 20 cm circa 13 dB circa 23 dB
Parete in cartongesso, 10 cm circa 1,9 dB circa 3,8 dB
Porta in legno massello, 4 cm circa 0,6 dB circa 1,2 dB

Guarda la riga del mattone e confrontala con quella del calcestruzzo. È il punto che smentisce la frase che si ripete sempre, cioè che i 5 GHz passano molto peggio attraverso i muri. Sul mattone la differenza è quasi nulla. Sul calcestruzzo è quasi il doppio.

E c’è un dettaglio ancora più controintuitivo. Nella raccomandazione che descrive la propagazione dentro gli edifici, il coefficiente che dice quanto il segnale decade con la distanza in un ambiente residenziale è 28 a 2,4 GHz, e a 5,2 GHz è 30 negli appartamenti e 28 nelle case indipendenti. Praticamente uguali. Quindi non è vero che i 5 GHz si attenuano più in fretta man mano che ti allontani: si parte più bassi, perché una frequenza più alta parte svantaggiata di circa 6 decibel, che è un conto che ho fatto io e chiunque può rifare, e si perde di più solo attraversando certi materiali. Detta così sembra una pedanteria, ma cambia il consiglio: se tra te e il router ci sono solo tramezzi leggeri e distanza, i 5 GHz possono arrivare benissimo.

I piani sono un’altra storia. Sempre dalla stessa fonte, in un appartamento la perdita per attraversare un solaio in calcestruzzo è di circa 10 dB a 2,4 GHz e 13 a 5,2. In una casa indipendente, dove i solai sono più leggeri, 5 e 7. Un piano costa più di un muro.

Perché spostare il telefono di mezzo metro a volte risolve

Nella stessa raccomandazione c'è un numero che spiega una delle esperienze più frustranti: la deviazione standard di quello che gli ingegneri chiamano shadow fading, in ambiente residenziale, è di 8 dB. È il valore che la raccomandazione dà intorno ai 2 GHz: per 2,4 e 5 GHz non pubblica un valore residenziale, quindi prendilo come ordine di grandezza e non come la cifra esatta del tuo corridoio. Vuol dire che due punti vicini, con gli stessi muri in mezzo, possono differire di parecchio per via dei rimbalzi: le onde arrivano da più strade e si sommano o si cancellano. Otto decibel sono dello stesso ordine di grandezza di un muro intero. Quando il telefono prende sul comodino e non sul letto, quindi, sta succedendo esattamente quello che la radio fa di mestiere. Prima di comprare qualcosa, prova a spostare il router di mezzo metro, o a girarlo, e misura di nuovo.

Misura prima di comprare

Questo è il momento in cui serve un numero invece di una sensazione, e il numero si prende in due minuti.

Apri Com’è la mia connessione? in salotto, accanto al router, e fai una misura. Poi vai in camera e falla di nuovo. Poi nel punto peggiore della casa. Lo strumento tiene lo storico sul tuo dispositivo, quindi alla fine del giro hai tre o quattro righe da confrontare, con l’ora accanto.

Quello che cerchi non è il valore assoluto, è il salto. Se in salotto hai 200 e in camera 15, hai un problema di copertura. Se in camera hai 80 ma il tempo di risposta raddoppia e la stabilità peggiora, il segnale arriva ma è disturbato, che è un problema diverso e spesso si risolve cambiando canale.

Le tacche sul telefono, invece, non servono a niente, e c’è una ragione tecnica precisa: la stessa potenza di segnale vale in modo diverso a seconda di quanto rumore c’è intorno. Un segnale discreto in un condominio pieno di reti vale meno dello stesso segnale in una villa isolata. Le tacche mostrano la potenza e ignorano il rumore.

Le quattro soluzioni, con il loro prezzo

Spostare il router

È gratis e quasi sempre è la prima cosa da fare. I produttori sono concordi su tre indicazioni: più al centro della casa possibile, perché contro una parete esterna metà del segnale va a scaldare la strada; fuori dai mobili chiusi, perché un’anta di legno davanti alle antenne è un muro in più; e lontano da elettrodomestici e oggetti metallici grossi.

Sull’altezza devo segnalare una stranezza. La pagina di TP-Link raccomanda di tenerlo tra i trenta e i quarantacinque centimetri da terra, e poco sotto, nella stessa pagina, mostra due misure in cui portandolo a circa un metro e ottanta il segnale migliora di 18 e di 22 decibel. Le due cose non stanno insieme, e siccome a darle è lo stesso produttore, io seguirei la misura e non la raccomandazione: in alto, libero, al centro.

C’è poi una cosa che vale per quasi tutte le case italiane e non compare in nessun elenco di prodotti: il router sta dove c’è la presa, non dove converrebbe. Spostare la presa, o far passare un cavo di rete fino a un punto migliore, è spesso l’intervento con il rapporto risultato-spesa più alto che esista. Non lo consiglia nessuno perché non c’è niente da vendere.

Il ripetitore

Un ripetitore riceve il segnale del router e lo ritrasmette. Funziona, ma ha un costo che va detto: se usa la stessa radio per ricevere e per ritrasmettere, la banda su quel ramo si dimezza a ogni salto.

Qui devo essere preciso sulla fonte, perché il dato circola ovunque e quasi nessuno dice da dove viene. Il documento tecnico che ho trovato è di Cisco, riguarda le reti mesh professionali, e riporta un esempio numerico: partendo da 24 Mbit/s si scende a circa 14 al primo salto, 9 al secondo, 4 al terzo. Quel documento parla del collegamento tra apparati che condividono la stessa radio in trasmissione e ricezione, non esattamente del ripetitore domestico a una radio sola che serve anche i telefoni. Il meccanismo è lo stesso, ma non ho trovato un documento di standardizzazione che dica “il ripetitore dimezza la banda”, e preferisco dirlo invece di spacciare una deduzione per una citazione.

La seconda condizione è più semplice e la sbagliano in molti: il ripetitore va messo dove il segnale del router è ancora buono. Se lo metti nel punto morto, ritrasmette un segnale già scadente, e ti ritrovi con una rete che prende dappertutto senza funzionare da nessuna parte.

Verdetto: va bene per un punto morto solo, per cose non critiche, in una casa dove non cammini mentre parli al telefono.

La rete mesh

Qui cambia il modello. Al posto di un apparecchio che ripete, hai più punti che formano una rete sola, con un nome unico, coordinati tra loro. La certificazione EasyMesh della Wi-Fi Alliance definisce proprio questo: un controller che decide e dei nodi che eseguono e riferiscono, e la possibilità di suggerire a un dispositivo di spostarsi sul punto, sulla banda o sul canale più adatto.

Due cose vanno sapute prima di spendere.

La prima: il mesh non abolisce la fisica del paragrafo precedente. Se i nodi parlano tra loro con la stessa radio che serve i tuoi dispositivi, paghi lo stesso pedaggio del ripetitore. Quello che cambia le cose è un collegamento tra i nodi che non rubi tempo d’antenna: un cavo di rete, una radio dedicata soltanto a quello, o la rete elettrica. Un nodo mesh collegato via cavo è la configurazione migliore che esista in casa, e vale la pena saperlo prima di scegliere il modello.

La seconda riguarda una delusione frequente. Hai comprato il mesh e il telefono resta agganciato al nodo lontano anche quando ne hai uno a due metri. L’impianto non c’entra: nello standard che governa questi suggerimenti, la rete può proporre al dispositivo di spostarsi, ma la decisione finale resta al dispositivo. E il meccanismo che rende il passaggio davvero istantaneo è dichiarato opzionale nella certificazione. Quindi il roaming perfetto non te lo garantisce nessuno: dipende anche dal telefono che hai in mano.

Il powerline

Fa passare i dati nell’impianto elettrico. È la risposta quando l’ostacolo è insuperabile via radio, tipicamente un solaio in calcestruzzo o un muro portante, e non puoi tirare un cavo.

I limiti sono molti e conviene conoscerli tutti prima, perché sono il motivo per cui qualcuno lo adora e qualcun altro lo restituisce.

Il numero sulla scatola non è la velocità che avrai: è il ritmo del collegamento elettrico. TP-Link, che li vende, dichiara che il risultato reale è tipicamente il 20 o 30 per cento di quella cifra. Su una scatola che dichiara 1000, quindi, aspettati fra i 200 e i 300 nel caso buono.

Poi: va collegato direttamente alla presa a muro, perché le ciabatte e le protezioni contro le sovratensioni filtrano via il segnale. Gli alimentatori dei telefoni e dei portatili, sulle prese vicine, introducono disturbo. E sul punto delle fasi i due produttori che ho letto si contraddicono: TP-Link scrive che i due adattatori devono stare sullo stesso circuito, NETGEAR scrive che funzionano attraverso gli interruttori e che su fasi diverse si ha una perdita sensibile, oppure non si parlano affatto. La formulazione prudente è questa: sullo stesso circuito è il caso favorevole, su circuiti diversi può funzionare peggio, su fasi diverse può non funzionare. Si prova, e se non va si restituisce.

Un’ultima trappola concreta: i modelli di fascia bassa hanno la porta di rete da 100 Mbit/s, quindi oltre quella cifra non vanno comunque, qualunque cosa faccia la linea elettrica.

Il router nuovo non porta il segnale in camera

Questa sezione esiste perché è l’errore più costoso che si può fare leggendo le pubblicità.

Wi-Fi 6, 6E e 7 non sono tecnologie di copertura. Nessuno dei documenti che ho letto, né della Wi-Fi Alliance né dei produttori, attribuisce loro più portata. Uno di quei documenti dice il contrario in modo esplicito: i canali più larghi riducono la portata, perché la stessa potenza si distribuisce su più spettro. Un altro, parlando della modulazione più spinta del Wi-Fi 7, scrive che per raggiungerla il dispositivo deve stare a pochi passi dall’apparato, perché serve un rapporto tra segnale e rumore di circa 42 decibel.

Quello che queste generazioni migliorano davvero è il comportamento quando il segnale c’è: più dispositivi insieme, meno attese, latenza più bassa e prevedibile, maggiore resistenza alle reti dei vicini. In un condominio affollato è un bel guadagno. In camera da letto, dove il segnale non arriva, non cambia niente.

Sui 6 GHz serve una precisazione europea, perché in giro si leggono numeri americani. In Europa la porzione liberata per il Wi-Fi va da 5945 a 6425 MHz, cioè 480 MHz, e gli apparati di casa rientrano nella categoria a bassa potenza per uso interno, con un massimo di 23 dBm. Con 480 MHz ci sta un solo canale da 320 MHz, mentre dove la banda liberata è più larga ce ne stanno tre. La parte superiore della banda, in Europa, non sarà decisa prima della conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2027.

Un’ultima cosa, che vale come misura di quanto il Wi-Fi sia un compromesso. Quando in Italia bisogna misurare la qualità della connessione in modo che valga davanti all’operatore, la procedura ufficiale chiede di collegare il computer al modem con un cavo e di spegnere il Wi-Fi. Il regolatore, dovendo misurare la linea sul serio, lo esclude: non perché sia inutile, ma perché quello che misureresti non sarebbe più la linea.

Il verdetto

Prima misura, poi compra. Fai il giro della casa con lo strumento e guarda dove crolla il numero, poi conta gli ostacoli su quella linea: due tramezzi leggeri sono un problema che si risolve spostando il router, un muro portante o un solaio in calcestruzzo no. Se il punto morto è uno solo e ti serve per navigare, un ripetitore messo a metà strada basta. Se i punti sono più d'uno o cammini per casa mentre parli, serve il mesh, e il nodo collegato via cavo vale il doppio di quello collegato via radio. Se il muro è invalicabile e il cavo non si può tirare, prova il powerline sapendo che renderà un quarto o poco più di quello che c'è scritto sulla scatola. E se stai per comprare un router di nuova generazione per risolvere un problema di copertura, risparmia i soldi: quelli servono a far andare meglio il segnale dove già arriva.

Per capire cosa c’è sotto

Se il problema invece è che la linea va piano dappertutto, e non solo in una stanza, i controlli in ordine stanno in Il Wi-Fi va piano: sei controlli da fare prima di chiamare l’assistenza. E se il sintomo è che le videochiamate si bloccano mentre il test dice che la velocità è ottima, il motivo è un altro e l’ho spiegato in La videochiamata si blocca, ma il test dice che la linea è veloce.

Fonti

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