Ti serve un pezzo stampato in 3D, non una stampante 3D
Si è rotta una clip, manca una staffa, serve un adattatore. Le quattro strade per farsi stampare un pezzo senza comprare niente, quanto costano e quale conviene.
- Livello
- principiante
- Tempo
- 9 minuti
- Cosa serve
- Le misure del pezzo che ti serve, e una foto
La situazione è sempre la stessa. Si è rotta la clip che tiene su il cassetto del frigorifero, oppure il piedino del divano, oppure la rotella della tapparella. Il pezzo da solo non si vende, il ricambio ufficiale costa quanto mezzo elettrodomestico, e qualcuno ti ha detto “te lo stampi in 3D”.
Hai capito bene, ma hai capito solo metà della frase. Per avere quel pezzo non serve comprare una stampante. Serve una delle quattro strade qui sotto. Quanto ci vorrà dipende dal caso: se il modello esiste già pronto, cercarlo e ordinarlo è questione di minuti e poi si aspetta la consegna; se va disegnato da zero, mettere in conto qualche giorno e un paio di scambi di messaggi è più realistico.
Service di stampa (in inglese 3D printing service): un'azienda che stampa su ordinazione, carichi il file sul sito e ti arriva il pezzo a casa. Maker: una persona che ha la stampante in casa e stampa per altri, spesso a poco. Fablab (da fabrication laboratory): un laboratorio aperto al pubblico con stampanti e altre macchine, dove ti iscrivi e stampi tu. Modello (in inglese model, di solito un file STL o 3MF): il file con la forma dell'oggetto, quello che il service ti chiederà. Preventivo automatico (in inglese instant quote): il sito calcola il prezzo da solo appena carichi il file, in base al volume e al materiale.
Prima di tutto: ti serve un file
Questo è il passaggio che blocca le persone, e ha tre soluzioni in ordine di fatica crescente.
Il primo modo è cercarlo, perché spesso esiste già. Per i ricambi comuni qualcuno lo ha già disegnato e messo online gratis. Cerca su Printables, Thingiverse o MakerWorld il nome esatto del tuo elettrodomestico e del pezzo, in italiano e soprattutto in inglese (clip, bracket, knob, holder). Il catalogo di ricambi per elettrodomestici, mobili componibili e tapparelle è sorprendentemente vasto.
Il secondo modo è fartelo disegnare. Se non esiste, serve qualcuno che lo disegni partendo dalle misure, ed è qui che sta il costo vero. La stampa di un pezzo piccolo costa pochi euro, il disegno può costarne molti di più, perché è il lavoro di una persona. Molti maker offrono entrambe le cose; chiedi sempre un preventivo separato per il disegno e per la stampa, così capisci cosa stai pagando.
Il terzo modo riguarda te, e si chiama misurare bene. Qualunque strada scegli, chi disegna ha bisogno di misure vere, non di una foto. Un calibro costa quindici euro ed è l’acquisto che rende quaranta volte il suo prezzo in questa storia. Misura spessori, diametri dei fori, distanze tra i fori, e fotografa il pezzo accanto a un righello.
Se il pezzo rotto ce l'hai ancora, anche in due tronconi, sei in una situazione facile, perché si può ricostruire partendo da quello. Il caso difficile è il pezzo che manca del tutto, perché allora bisogna ricavare le misure dal buco in cui deve entrare.
Le quattro strade, e quanto costano
Le cifre qui sotto sono esempi ripresi da due guide italiane di settore aggiornate a metà 2026, utili per farsi un’idea delle proporzioni tra una strada e l’altra. Non sono tariffari né fasce valide ovunque: il preventivo vero dipende dal volume del pezzo, dalla sua forma, dal materiale, dalla quantità e da chi te lo fa, e può uscire parecchio da questi intervalli.
La prima strada è un maker della tua zona. Di solito è la più economica per un privato, e per un pezzo piccolo e semplice si vedono richieste intorno ai 10 euro, spesso con ritiro a mano e due chiacchiere su come migliorarlo. Si trovano nei gruppi locali, nelle bacheche dei fablab e in qualche directory per provincia. Il vantaggio che nessuno conta è una persona vera che ti dice se il pezzo va girato o rinforzato per non rompersi di nuovo nello stesso punto.
La seconda è un fablab. Sono laboratori aperti al pubblico, spesso associazioni, dove le macchine le usi tu dopo una breve formazione. Lo schema più diffuso è una quota associativa annuale, che nei casi che si trovano pubblicati va da poche decine di euro a un centinaio, e poi o l’accesso libero o una tariffa oraria. Il Fablab Torino, per fare un esempio pubblicato, chiede 5 euro l’ora per la stampante 3D, materiale incluso. In Italia non esiste un albo unico, ma la Fondazione Make in Italy e la directory dei makerspace del Centro comune di ricerca europeo sono due buoni punti di partenza per trovarne uno vicino. È la strada giusta se la curiosità è parte del motivo per cui sei qui.
La terza è un service online. Carichi il file, scegli il materiale, ti arriva a casa. Il preventivo è automatico e immediato. Costa di più: per un singolo pezzo da una cinquantina di grammi non è raro arrivare a qualche decina di euro spedizione compresa, anche perché quasi tutti applicano un minimo d’ordine. Conviene quando ti servono più copie dello stesso pezzo, e quando serve un materiale tecnico che in casa non si stampa, per esempio la poliammide in polvere per un ingranaggio che deve reggere davvero.
La quarta è una copisteria o un centro stampa. Comodi perché sono sotto casa, ma la scelta di materiali è ridotta e il prezzo tende a essere più alto di quello di un maker, nell’ordine di alcune decine di euro per il tipo di pezzo di cui stiamo parlando. Ha senso se hai fretta e nessuna delle altre tre strade è a portata.
Per dare la scala completa, quello stesso pezzo stampato in casa da chi la stampante ce l’ha già è meno di un euro di plastica. Il salto di prezzo lo fanno il tempo di una persona e quello di una macchina, non il materiale. Una delle due guide citate indica, come ordine di grandezza per un service, una tariffa al grammo circa dieci volte il costo del materiale, e dentro ci sono l’ammortamento della macchina, il lavoro di preparazione e il rischio che la stampa fallisca e vada rifatta.
Scegliere il materiale senza sbagliare
Te lo chiederanno, e la risposta sbagliata è il motivo più comune per cui un pezzo si rompe di nuovo dopo un mese.
- PLA: rigido, preciso, economico. Va benissimo per supporti, organizer, oggetti che stanno fermi in casa. Si ammorbidisce a temperature modeste, quindi evitalo per qualsiasi cosa resti in auto d’estate o vicino a una fonte di calore.
- PETG: in genere più tenace del PLA e meno sensibile al calore, con una buona resistenza all’urto. È una scelta frequente per i ricambi che lavorano, ma non è la risposta giusta a prescindere: su un pezzo che deve flettersi molte volte, o che prende il sole, o che deve restare rigido sotto carico, la scelta cambia.
- ABS e ASA: più resistenti al calore. L’ASA regge bene i raggi del sole ed è quello che si chiede per gli esterni, per esempio una staffa sul balcone.
- Poliammide (nylon) da polvere: un’altra categoria, da service industriale, con due processi diversi che vedrai indicati come SLS e MJF. Partono entrambi da polvere di poliammide, ma il modo in cui la fondono non è lo stesso, e cambiano finitura, costo e comportamento del pezzo, quindi conviene chiedere al service quale dei due propone e perché. In entrambi i casi si ottengono pezzi robusti, senza i tipici strati del filamento, adatti a ingranaggi e parti meccaniche.
- Metallo: esiste, costa molto di più e quasi sempre ha senso solo in ambito professionale.
La regola pratica, da prendere come punto di partenza e non come verdetto, è questa. Se il pezzo sta fermo e al chiuso, PLA; se prende calore o sole, ASA; se deve incassare colpi o flessioni, PETG; se deve trasmettere una forza vera, parlane con un service e digli come verrà usato. Le informazioni che servono davvero a chi ti consiglia sono quattro: che temperatura vede, che carico regge, se sta all’aperto, e se si deve piegare.
Le due cose da controllare prima di ordinare
La prima è la licenza del modello. Se hai scaricato il file da un archivio, controlla con che licenza è pubblicato. Molti sono Creative Commons non commerciale, e lì stampartelo per te va benissimo, farne copie da rivendere no. E attenzione a una distinzione che sfugge, perché la licenza riguarda il file, non l’oggetto che rappresenta. Un modello di un personaggio protetto resta protetto anche se il file è libero.
La seconda è l’uso finale. Due casi meritano attenzione.
Il contatto con gli alimenti. Un filamento conforme non rende automaticamente conforme l’oggetto finito. Contano anche additivi e coloranti, l’ugello usato (quelli in ottone possono contenere piombo), la pulizia della macchina e le contaminazioni da materiali stampati prima, la finitura della superficie, che se è molto rugosa si pulisce peggio, e l’uso previsto, perché un portaoggetti a temperatura ambiente non è un contenitore per cibi caldi o grassi. Se il pezzo deve toccare il cibo con regolarità, dillo a chi lo stampa e valutate insieme, oppure scegli un contenitore fatto per quello.
Poi i pezzi che reggono un carico. Non è vero che la stampa 3D non possa fare parti strutturali, si usa anche in aeronautica. È vero però che un pezzo domestico disegnato a occhio, stampato con un materiale scelto per abitudine e senza nessuna verifica, non va usato dove un cedimento improvviso può fare male a qualcuno: sopra la testa di una persona, su una bici, su una scala, su un impianto in pressione. Lì serve una progettazione vera, oppure il pezzo originale.
Per un pezzo ogni tanto, chiedi a un maker della tua zona: spesso si resta intorno ai dieci euro, arriva in pochi giorni e ti porti a casa anche un consiglio. Per più copie o per un materiale tecnico, vai su un service online e metti in conto qualche decina di euro. Il fablab è la scelta giusta se vuoi imparare. La stampante tua conviene solo quando ti accorgi che è la terza o la quarta volta nell'anno che fai questo giro, e a quel punto il discorso cambia: ne ho scritto in Ma a cosa serve una stampante 3D in casa?.
Una cosa che vale più del pezzo
Quando ti sei fatto stampare il primo ricambio, è facile accorgersi che la logica si applica a mezza casa. La clip che manca, la prolunga del tubo dell’aspirapolvere, il divisorio del cassetto delle posate, il supporto per il telefono in cucina fatto su misura per il tuo telefono.
È anche uno dei pochi modi concreti per non buttare un elettrodomestico che funziona a causa di un pezzo di plastica da cinque grammi. Quindi, la prossima volta che stai per ordinarne uno nuovo, prima guarda bene cosa si è rotto e misuralo.