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Ma a cosa serve pagare un abbonamento all'intelligenza artificiale?

Venti euro al mese per una cosa che esiste anche gratis. Cosa si compra davvero con quei soldi, chi ci guadagna qualcosa e come capirlo prima di attivare.

Andrea Bissi · · 5 min di lettura

Ma a cosa serve?
Livello
principiante
Tempo
10 minuti
Cosa serve
Niente

Usi l’assistente gratis, va bene, e a un certo punto compare il messaggio: hai finito i messaggi di oggi, oppure questa funzione è riservata agli abbonati. Il piano a pagamento sta attorno ai venti euro al mese, con opzioni più economiche comparse di recente attorno ai cinque.

Venti euro al mese sono duecentoquaranta euro all’anno. Vale la pena capire cosa si compra prima di dire di sì.

In parole povere

Piano gratuito (in inglese free tier): la versione senza costi, con limiti di quantità e spesso con modelli meno capaci. Limite d'uso (in inglese usage limit): quante richieste puoi fare in un certo tempo. Modello di ragionamento (in inglese reasoning model): una versione che si prende più tempo per rispondere e sbaglia meno sui problemi difficili. Ricerca approfondita (in inglese deep research): la funzione che va a leggere molte fonti in rete e ti restituisce un testo con i riferimenti.

Cosa si compra davvero

Al netto delle differenze tra un servizio e l’altro, paghi quattro cose.

Più quantità. Più messaggi, file più grandi, conversazioni più lunghe prima che il sistema perda il filo. Se la frase “hai raggiunto il limite” ti compare spesso, questa voce da sola può giustificare la spesa.

I modelli migliori. È la differenza più importante e la meno visibile, perché l’aspetto del programma è identico. Sui compiti semplici non cambia quasi niente. Sui compiti difficili, cioè ragionare su un problema con più vincoli, controllare un conto, lavorare su un testo lungo o su un programma, la differenza si sente. Spesso non è che il gratuito non ci arrivi: è che ti lascia fare poche richieste di quel tipo, e sono proprio quelle che ti servono.

Le funzioni pesanti. Ricerca approfondita con le fonti, analisi di documenti lunghi, generazione di immagini e video, collegamento alla posta o ai documenti personali.

Meno attrito. Niente code, niente attese negli orari di punta, e in alcuni casi niente pubblicità.

La domanda che decide tutto

Non è “quanto costa”, è: quante volte alla settimana lo apri?

Se la risposta è “due o tre volte al mese, per curiosità”, il gratuito ti basta, e l’abbonamento sarà una di quelle cose che si pagano per undici mesi dopo averle usate per uno.

Se la risposta è “quasi ogni giorno, e per cose che poi uso davvero”, allora venti euro al mese è una cifra che si confronta con il tempo che risparmi, e il confronto di solito lo vince.

C’è una terza risposta, la più comune: “lo aprirei tutti i giorni se non finissi i messaggi”. Quella è la situazione in cui l’abbonamento serve davvero, ed è anche quella in cui prima di pagare conviene fare la prova qui sotto.

Tranquillo:

Questi abbonamenti si disdicono in pochi tocchi e restano attivi fino alla fine del periodo già pagato, senza penali. Due avvertenze: scegli il piano mensile e non quello annuale scontato, se vuoi poterti fermare dopo un mese; e se ti sei abbonato dall'app sul telefono, la disdetta si fa nelle impostazioni di App Store o Google Play, non dentro l'assistente. È la causa numero uno degli abbonamenti che continuano a essere pagati dopo che uno credeva di averli chiusi.

Prima di pagare, la prova delle due settimane

Costa niente ed evita la maggior parte degli abbonamenti inutili.

  1. Per due settimane, ogni volta che apri l'assistente, segnati su un foglio a cosa ti è servito. Una riga, cinque parole.
  2. Segna anche quante volte hai sbattuto contro un limite o hai rinunciato perché la risposta non era abbastanza buona.
  3. Alla fine guarda l'elenco e chiediti quali di quelle cose hai poi usato davvero, invece di averle solo lette.
  4. Se le righe utili sono poche, l'abbonamento non è il tuo problema: lo è il modo in cui fai le domande, e quello si migliora gratis.

L’ultimo punto merita una sottolineatura: molte persone pagano per risolvere un problema di qualità che era un problema di richiesta. Prima di spendere, prova a cambiare come chiedi, che è la parte che dipende da te: le regole pratiche sono in come scrivere un prompt efficace.

Quale servizio, se proprio

Tre cose orientano la scelta meglio di qualsiasi classifica.

Dove lavori già. Se la tua giornata è dentro Gmail e Documenti, l’assistente di Google si incastra lì. Se è dentro Word e Outlook, vale lo stesso ragionamento per Microsoft. L’integrazione vale più di qualche punto di bravura in più.

Se ti serve l’italiano scritto bene. Non tutti i servizi rendono allo stesso modo nella nostra lingua. La prova è banale: dai a due assistenti lo stesso testo italiano da riscrivere e guarda quale suona meno tradotto.

Se ti serve una funzione specifica. La ricerca approfondita con le fonti, l’analisi di file grandi, la generazione di video: sono le voci che cambiano di più da un servizio all’altro, e anche quelle che cambiano più spesso nel tempo.

Sui prezzi esatti in euro non ci sono scorciatoie: cambiano spesso e variano da paese a paese, quindi le cifre vanno lette sulle pagine ufficiali il giorno in cui decidi (ChatGPT, Gemini, Claude). Una cosa però conviene saperla: sono comparsi piani intermedi da pochi euro al mese, che alzano i limiti restando sotto quelli del piano pieno: cambiano la quantità più che il motore. Per chi è nella situazione “finisco sempre i messaggi”, spesso sono quelli la risposta giusta.

Il verdetto

Se usi l'assistente quasi tutti i giorni per cose concrete, l'abbonamento si ripaga e non è una spesa su cui arrovellarsi. Se lo usi a sprazzi, il gratuito basta: è già molto più di quello che esisteva due anni fa. E se il motivo per cui pensi di pagare è che le risposte non sono granché, prima cambia il modo in cui chiedi e ricontrolla tra due settimane: costa zero e a volte risolve tutto.

Una cosa da controllare comunque

Qualunque piano scegli, guarda nelle impostazioni dell’account se le tue conversazioni vengono usate per addestrare i modelli e se puoi disattivarlo: l’opzione esiste quasi sempre, cambia da servizio a servizio e non è sempre spenta all’inizio. È un minuto speso meglio di molti altri.

E se il motivo per cui stai valutando di pagare è che non vuoi che le tue cose escano di casa, la strada è un’altra e ne ho scritto in a cosa serve un’intelligenza artificiale che gira sul tuo computer.

Fonti

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