Ma a cosa serve l'intelligenza artificiale che funziona senza internet?
Una parte dell'AI del telefono lavora dentro il telefono, un'altra manda i tuoi dati su internet. Capire quale fa cosa è l'unica cosa che conta davvero per la tua privacy.
- Livello
- principiante
- Tempo
- 10 minuti
- Cosa serve
- Il telefono
Il telefono nuovo arriva con l’intelligenza artificiale già dentro: riscrive un messaggio, riassume le notifiche mentre eri via, cancella il passante di troppo da una foto, trascrive una telefonata. Nelle pubblicità c’è una parola che torna sempre: sul dispositivo, oppure in inglese on-device.
Sembra un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. In realtà è la cosa che decide dove finiscono le tue frasi, le tue foto e la tua voce, e vale la pena capirla una volta sola.
Sul dispositivo (in inglese on-device, o "in locale"): il calcolo avviene dentro il telefono, i dati non escono. Nel cloud (in italiano "nella nuvola"): il calcolo avviene sui computer dell'azienda, quindi quello che chiedi viaggia su internet. Modello (in inglese model): il programma che fa il lavoro; ne esistono di piccoli, che stanno nel telefono, e di enormi, che stanno solo nei centri di calcolo.
Perché l’AI del telefono è divisa in due
A parità di come è stato costruito, un modello è tanto più capace quanto più è grande, e i modelli grandi non entrano in un telefono: occupano molta più memoria di quanta ne abbia, e farebbero un lavoro che la batteria non regge. I modelli piccoli di oggi sono comunque molto più bravi di quelli grandi di qualche anno fa, ed è per questo che certe cose il telefono ormai le fa da solo.
Così le aziende hanno diviso il lavoro. I compiti piccoli e frequenti li fa un modello piccolo che vive nel telefono. I compiti che richiedono di ragionare, sapere cose del mondo o scrivere testi lunghi vengono mandati fuori.
La conseguenza pratica è che, quando usi “l’AI del telefono”, a volte non esce niente dal tuo dispositivo e a volte esce tutto. Dall’esterno le due cose si assomigliano.
Cosa succede dentro il telefono
Quello che gira in locale, sui telefoni recenti, è più o meno questo: riscrivere, correggere o accorciare un testo che hai già scritto; riassumere le notifiche arrivate mentre non guardavi; cercare nelle foto a parole e togliere un elemento di troppo da un’immagine; trascrivere e riassumere una registrazione o gli appunti di una telefonata; creare piccole immagini o emoji su misura; e il riconoscimento della voce per i comandi più semplici.
Il segno più chiaro è che una funzione continui a funzionare in aereo, con la connessione spenta: se funziona, il calcolo è dentro il telefono, e vale più di qualsiasi scritta sulla confezione. Il contrario non vale allo stesso modo: una funzione può smettere di funzionare offline anche solo perché le serviva scaricare qualcosa, e alcune decidono di volta in volta se cavarsela da sole o chiedere fuori.
Cosa esce, e dove va
Tutto il resto passa da internet. Le domande vere e proprie all’assistente, le richieste lunghe, quelle che richiedono informazioni aggiornate, e in genere tutto quello che coinvolge un assistente di terze parti collegato al telefono.
Qui c’è una distinzione che merita attenzione, perché è il punto in cui le aziende si differenziano davvero. Alcune, quando devono mandare fuori una richiesta, la mandano a server costruiti apposta per non conservare niente: la promessa dichiarata è che i dati servano solo a produrre la risposta e vengano cancellati subito, senza essere registrati e senza che il personale dell’azienda possa leggerli. Nel caso di Apple questo sistema si chiama Private Cloud Compute, e l’azienda mette a disposizione dei ricercatori di sicurezza il software che gira su quei server, in modo che possano verificare che le cose stiano come dice. È un livello di apertura raro in questo settore.
Resta una promessa tecnica, non una legge di natura. Ma è una promessa verificabile, ed è molto diversa dal silenzio.
Nessuna di queste funzioni si attiva da sola per leggerti i messaggi di nascosto. Quando un assistente esterno viene coinvolto in una richiesta, il telefono te lo chiede in modo esplicito la prima volta e tu puoi dire di no, continuando a usare tutto il resto.
A cosa serve davvero, allora
Serve a tre cose concrete, tutte noiose e tutte utili.
Serve alla privacy nei casi che contano. La correzione di un messaggio in cui parli di salute, di soldi o di una persona non esce dal telefono. È una differenza reale, non di marketing.
Serve alla velocità e alla batteria. Un lavoro fatto in locale risponde subito e non richiede rete. Chi ha una connessione ballerina se ne accorge.
Serve a farti usare queste cose senza pensarci. Il riassunto delle notifiche o la ricerca a parole nelle foto funzionano meglio proprio perché non devi decidere di “usare l’AI”: sono lì.
La parte scomoda: il tuo telefono potrebbe non averla
Queste funzioni richiedono memoria e un processore recente, e i produttori tagliano fuori i modelli più vecchi anche di soli due o tre anni. Sui telefoni Apple la linea passa tra iPhone 15 normale e iPhone 15 Pro, nel senso che il modello non Pro resta fuori; in campo Android le funzioni più nuove richiedono quantità di memoria che i modelli di due anni fa spesso non hanno.
Non è una scusa commerciale: un modello, anche piccolo, deve stare in memoria per intero. Ma la conseguenza pratica è che questa è la prima volta da molti anni in cui la differenza tra un telefono di tre anni fa e uno nuovo si vede in cose che si usano ogni giorno, e non solo nella fotocamera.
Questo però non è un motivo per cambiare telefono adesso. È un motivo per guardare la questione quando lo cambierai comunque.
Se il tuo telefono ha queste funzioni, usale: sono comode e la parte più delicata resta dentro il telefono. Se non le ha, non stai perdendo granché, perché tutto quello che conta davvero si fa comunque con un'app gratuita che parla con internet. La cosa da portare a casa non è un acquisto, è una domanda da farsi ogni volta: questa cosa che sto chiedendo resta qui o esce? La prova dell'aereo risponde in dieci secondi.
Se vuoi controllare cosa esce
Nelle impostazioni del telefono, alla voce dell’assistente o dell’intelligenza artificiale, di solito c’è un interruttore per limitare l’elaborazione al dispositivo e uno per disattivare gli assistenti esterni collegati. Spegnerli fa perdere qualche funzione, e la scelta dipende da quanto ti servono.
Se la cosa ti interessa nella direzione opposta, cioè avere un’AI tutta tua che non parla con nessuno, si può fare anche sul computer: ne parlo in ma a cosa serve un’intelligenza artificiale che gira sul tuo computer. E se invece vuoi capire come mai queste cose a volte sbagliano con tanta sicurezza, la spiegazione è in cos’è un modello linguistico.